Organoidi derivati da pazienti, co-colture 3D e screening farmacologico: il progetto Interreg costruisce un atlante oncologico transfrontaliero unico nell’area Italia-Svizzera.
UPO Biobank, infrastruttura istituzionale dell’Università del Piemonte Orientale affiliata al consorzio europeo BBMRI-ERIC e alla rete nazionale NICO delle core facilities, è protagonista del progetto BIONET-PM, finanziato nell’ambito del Programma Interreg VI-A Italia-Svizzera 2021-27 con un budget complessivo di un milione di euro.
UPO Biobank costituisce il fulcro operativo dell’intero progetto: raccoglie e conserva i campioni biologici dei pazienti, con diagnosi di carcinoma colorettale, carcinoma endometriale e neoplasie ematologiche (linfomi e mieloma), li caratterizza dal punto di vista molecolare e multi-omico, e li rende disponibili per lo sviluppo di modelli tridimensionali. Da questi campioni nascono gli organoidi derivati da paziente (PDO): strutture che riproducono in laboratorio il tumore e il suo microambiente, sulle quali vengono testati farmaci esistenti e nuove combinazioni terapeutiche.

«Una piattaforma unica nel suo genere nel nostro territorio, e rara in ambito nazionale e internazionale, per la medicina personalizzata, la sostenibilità a lungo termine e il trasferimento tecnologico», ha sottolineato la professoressa Daniela Capello al Kick-off Meeting del 13 marzo, ricordando che il progetto «crea un know-how e strutture che, oltre la sua durata,
consentiranno di fare formazione con i nostri studenti, con i ricercatori clinici, e di essere competitivi sul piano del trasferimento tecnologico grazie alla collaborazione con i partner svizzeri».

Il progetto si inserisce in un percorso di ricerca già avviato attraverso i progetti ADAGE e GREAT, che hanno contribuito a costruire le competenze e le infrastrutture oggi messe a sistema in BIONET-PM. II campioni e i dati associati, oltre a supportare la ricerca locale, saranno messi a disposizione della comunità scientifica in conformità con i principi FAIR, garantendo accessibilità e tracciabilità ben oltre la chiusura del progetto.

Accanto a UPO, il consorzio include l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) di Bellinzona, responsabile dello sviluppo delle tecnologie di co-coltura 3D, la Fondazione per l’Istituto Oncologico di Ricerca (IOR) di Bellinzona, con competenze nella farmacologia sperimentale dei linfomi, e il Life Sciences Competence Center (LSCC) di Bellinzona, dedicato alla standardizzazione e al trasferimento tecnologico.

Le attività sono avviate dal 1° gennaio 2026 e si concluderanno in trenta mesi.